In sintesi: nel 2026 resti in regime forfettario se incassi fino a 85.000 euro l'anno e hai redditi da lavoro dipendente sotto 35.000 euro. Paghi un'imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni) sul reddito calcolato con un coefficiente, e la fattura elettronica resta obbligatoria per tutti.
Il regime forfettario e' la forma di partita IVA piu' usata da artigiani, professionisti e microimprese in Italia. Poche regole, un'imposta unica, niente IVA in fattura. Ma i limiti contano, e se li superi le conseguenze scattano in fretta. Qui trovi i numeri esatti per il 2026 e cosa cambia rispetto agli anni scorsi.
Cos'e' il regime forfettario e chi puo' usarlo nel 2026?
Il forfettario e' un regime agevolato per chi ha una partita IVA individuale. Non applichi l'IVA sulle fatture, non presenti la dichiarazione IVA, tieni una contabilita' ridotta e paghi un'unica imposta al posto di IRPEF, addizionali e IRAP. Secondo l'Agenzia delle Entrate ci entri se nell'anno precedente hai incassato non oltre 85.000 euro e non rientri in una delle cause di esclusione.
La cosa che confonde di piu': conta l'incassato, non il fatturato. Una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio pesa sull'anno in cui arrivano i soldi. Tienilo a mente quando sei vicino alla soglia.
Quali sono i limiti del regime forfettario 2026?
La Legge di Bilancio 2026 non ha alzato le soglie: restano quelle degli anni scorsi. I tre numeri da ricordare sono questi.
| Cosa guardi | Soglia | Effetto se la superi |
|---|---|---|
| Incassato nell'anno | 85.000 euro | Esci dal forfettario dall'anno successivo |
| Incassato in corso d'anno | oltre 100.000 euro | Esci subito, dallo stesso anno, con IVA da applicare |
| Redditi da lavoro dipendente o pensione (anno prima) | 35.000 euro | Non puoi entrare o restare l'anno seguente |
Attenzione alla differenza tra 85.000 e 100.000. Se chiudi l'anno tra 85.001 e 100.000 euro esci dal forfettario dal 1° gennaio successivo: hai il tempo di prepararti. Se invece sfondi i 100.000 euro in corso d'anno esci subito, con l'IVA da quel momento in poi. La soglia sui redditi da lavoro dipendente o pensione e' salita a 35.000 euro, come conferma la stampa di settore sulla Legge di Bilancio 2026.
Quanto si paga davvero? Coefficiente e imposta sostitutiva
Non paghi le tasse su tutto quello che incassi. Prima applichi un coefficiente di redditivita' legato al tuo codice ATECO, che stabilisce quale fetta dei compensi conta come reddito. Il resto e' spesa forfettaria: non devi documentarla. Sul reddito cosi' ottenuto applichi il 15%, oppure il 5% se sei nei primi cinque anni di attivita' e rispetti i requisiti (Agenzia delle Entrate).
Un esempio concreto per un professionista con coefficiente 78%:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compensi incassati nell'anno | 40.000 euro |
| Coefficiente di redditivita' (professionisti, 78%) | x 0,78 |
| Reddito imponibile | 31.200 euro |
| Imposta sostitutiva 15% | 4.680 euro |
| Imposta sostitutiva 5% (primi cinque anni) | 1.560 euro |
Due avvertenze pratiche. Primo: l'imposta sostitutiva non comprende i contributi previdenziali (INPS o cassa), che paghi a parte e che spesso pesano piu' dell'imposta stessa. Secondo: il coefficiente cambia in base al mestiere, quindi il tuo reddito imponibile puo' essere una quota diversa da quella dell'esempio. Un professionista al 78% tassa quasi tutto l'incasso; molti mestieri manuali hanno un coefficiente piu' basso e quindi un imponibile minore.
La fattura elettronica e' obbligatoria per i forfettari?
Si'. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica e' obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di fatturato (Studio Ripa, 2026). Ogni fattura va emessa in formato XML e trasmessa al Sistema di Interscambio (SdI): il PDF via email non e' piu' un documento fiscale valido.
In pratica: prepari la fattura, il file XML viene generato e inviato allo SdI, che la recapita al cliente e la registra. Un'app come BelfAI produce l'XML e lo manda allo SdI al posto tuo, cosi' non tocchi il tracciato tecnico. Ricorda la marca da bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro.
Cosa cambia nel 2026 rispetto a prima?
Poco, ed e' una buona notizia: nessuna stretta in arrivo. Ecco il quadro in quattro punti.
- Limite ricavi fermo a 85.000 euro: nessun aumento.
- Imposta al 15%, con il 5% per i primi cinque anni: confermati.
- Redditi da lavoro dipendente o pensione: tetto a 35.000 euro.
- Fattura elettronica: obbligo pieno, gia' in vigore dal 2024.
La partita che resta aperta e' la contabilita' del giorno per giorno: emettere l'XML corretto, non perdere la marca da bollo, tenere d'occhio l'incassato per non superare le soglie senza accorgertene. Meno errori qui, meno sorprese a fine anno.
Domande frequenti
Il limite di 85.000 euro e' sul fatturato o sull'incassato?
Sull'incassato. Conta quando il cliente ti paga, non quando emetti la fattura. A cavallo d'anno fai attenzione alle fatture pagate a gennaio: pesano sul nuovo anno.
Se supero 85.000 euro esco subito dal forfettario?
No. Tra 85.001 e 100.000 euro esci dall'anno successivo. Solo oltre 100.000 euro l'uscita e' immediata, con IVA da applicare da quel momento.
Devo emettere fattura elettronica anche per piccoli importi?
Si'. Dal 2024 l'obbligo vale per ogni fattura, senza soglia minima. Anche una ricevuta da pochi euro va in XML allo SdI.
I contributi INPS sono inclusi nell'imposta del 15%?
No. L'imposta sostitutiva e' solo l'imposta sul reddito. I contributi previdenziali si calcolano e si versano a parte.
Posso avere un lavoro dipendente e la partita IVA forfettaria?
Si', se il reddito da lavoro dipendente o da pensione dell'anno prima non supera 35.000 euro. Sopra quella soglia perdi l'accesso al regime.
A chi spetta l'aliquota al 5%?
A chi apre una nuova attivita' e non ne ha svolta una simile nei tre anni precedenti. Vale per i primi cinque anni, poi si passa al 15%.